Chiesa dei Santi Giovanni e Vincenzo


Curiosità     Approfondimenti

La chiesa monumentale di Turrivalignani dedicata a San Giovanni e a San Vincenzo, ha rappresentato per moltissimi anni una sorta di santuario dove i devoti colpiti da febbre, si recavano in pellegrinaggio a chiedere grazia. Non vi sono documenti che attestano la sua fondazione, ma da tutto l'insieme, dallo studio della pianta, dei pilastri e dei capitelli si presume che la chiesa fu costruita intorno al Mille dai Monaci di San Benedetto. La facciata non presenta alcun motivo: vi è la totale assenza di decorazioni, di rosone e di portale, ciò fa pensare che questa parte si innestasse in quello che doveva essere il monastero. Infatti l'accesso alla chiesa è ubicato sul fianco destro dell'edificio. La costruzione si presenta poderosa in quanto è composta da forti e grossi blocchi in pietra squadrata. Già dall'esterno, la disposizione di finestrelle a doppia fila, ci mostra che la Chiesa è formata da una parte superiore più ampia e da un'altra inferiore più limitata, contenuta nello spazio posteriore presbiteriale. Lo sviluppo verticale è piuttosto ampio e ciò si nota maggiormente nella parte posteriore divisa in tre spazi: al centro un'abside semicircolare, ai lati le due spioventi delle navicelle. Alla base dell'edificio notiamo delle caratteristiche feritoie molto esili a strombo, profondo quanto lo spessore del muro; più in alto invece, in corrispondenza delle feritoie, si aprono eleganti finestrelle semicircolari, alcune senza srombo. L'unica abside occupa una parte dello spazio centrale; è semicilindrica, molto alta, completata da una copertura semiconica. Il motivo decorativo è dato da una graziosa finestrella con arco a pieno centro che si apre nella parte di mezzo dell'abside; essa è munita di un davanzalino ricurvo ornato da palmette simmetricamente raggruppate in numero di tre e contenute in una curva a rilievo. Nei piedritti e nell'arco semicircolare una delicata treccia a rilievo corre tutt'intorno. Nella curvatura dello sguancio curvano le stesse decorazioni a rilievo notate sul davanzale, ma le palmette sono più ale e raggruppate in numero di cinque, digradanti entro una nervatura curvilinea a rilievo; ci ricordano i motivi cari ai maestri casaurienzi. Ai lati dell'archivolto, la finestrella si orna di quattro roselline circolari, due per parte, disposte secondola linea curva dell'arco. Immediatamente sopra, l'abside è divisa in tre spazi uguali rientranti, riquadrata da strette lesene che si congiungono alle arcatelle semicircolari, in numero di tre per ogni spazio e ornano tutta la fascia absidale. Delicate e minuziose sono le decorazioni delle mensoline poste a sostenere la teoria delle arcatelle. Una gronda decorata da rilievi intrecciati e da un festone a tortiglione completa in alto l'abside. La parte posteriore di questa costruzione è molto interessante sia per la mole che per il movimento linee che spezzano aromnicamente il profilo terminale. Infatti notiamo una parte centrale svettante con frontone triangolare, due alette laterale spioventi e ancora due spioventi terminali più ampi, in corrispondenza delle navatelle interne. Sotto le cornici del lato destro, lungo la navata centrale esterna, una bella serie di arcatelle in pietra poggia su mensole allungate sulle quali si notano rilievi a forma di "T" che sembrano volere indicare le iniziali di Turrivalignani. Il cornoamento del lato sinistro è discontinuo per l'assenza di alcune parti a rilievo, andate perdute: comunque non v sono arcatelle, ma curiose sagome che si innestano a cornici benedettine e a intrecci a grosse gemme. Entrando nella Chiesa, si prova un senso di stupore e nello stesso tempo di ammirazione: i pilastri, i capitelli, archi a pieno centro, nella loro semplicità, creano un ambiente mistico ed austero. Si sente subito quella particolare atmosfera di pace e di serenita che solo le costruzioni benedettine sanno suscitare. Tutto è bello ed armonico, di quella bellezza fatta di cose semplici, ricavata dalla dura pietra locale senza grosse sculture o motivi appariscenti che posso distrarre l'attenzione. I piastroni squadrati o cilindrici, con basi o senza basi sono ben piazzati e capaci di sostenere il peso delle ampie arcate che dividono la navata centrle dalle navate laterali. Alcuni capitelli sono senza decorazioni, a semlice piramide tronca, capovolta; altri invece hanno delicati rilievi con lunghe foglie di palma disposte a ventaglio o minuziose decorazioni a fasce sovrapposte, con dentelli, tortiglioni e museruole. Un bel pilastro cilindrico, formato da blocchi di pietra sovrapposta ha un originale capitello svasato, con grosso collarino ornato da un primo rodine di palmette ricurve affiancate e da un secondo ordine di palmette disposte a ventaglio intervallate da rosette a rilievo. Due pilastri posti sui gradini che danno accesso alla'ltare sopraelevato, hanno la curiosa forma a "T" anche qui il richiamo alle iniziali di Turrivalignani. Queste ornamentazioni così disposte e le sculture si ricollegano all'arte benedettina di Teobaldomagnifiamente espressa nella costruzione di S. Liberatore a Maiella di Serramonacesca. Una scalinata posta in fondo alla navata laterale destra scende sotto la cripta che presenta la divisione in tre specie di navatelle, con arconi; la volta è a botte; presenta un lunettone nella parte centrale dove la curvatura absidale della Chiesa sovrastante continua anche sotto. Al centro dell'abside vi è un altare singolarissimo formato da un basso basamento rettangolare su cui poggiano quattro pezzi di colonne cilindriche, una è rappresentata da una fetta di colonna tagliata longitudinalmente. Un lastrone in pietra rozza fa da mensola all'altare. Una suggestiva statua in pietra rappresenta San Vincenzo che troneggia al posto del Tabernacolo. Dalle feritoie aperte al vano entra una debole luce che dona una certa atmosfera all'ambiente. Questo complesso, così rozzo e semplice, è tuttavia meraviglioso; testimonia pienamente la sua antichità e carattere severodell'arte benedettina d'Abruzzo.

E' tradizione festeggiare i Santi Giovanni e Vincenzo, nella la domenica successiva alla Pasqua con la s. messa, seguita dalla processione accompagnata dalla banda e dai fuochi pirotecnici. Inoltre nel pomeriggio si svolge, nei pressi della chiesa, la tradizionale e folcloristica "gara della ruzzola"